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giovedì 30 aprile 2020

La Terra di Mezzo

Non ha un titolo, è solo un piccolo omaggio a Tolkien ed al suo genio scritto da me in un paio di giorni oziosi.



Nella mente assorta
in una terra distorta
tanto tempo fa
nacque una novità.

Popoli pullulavano,
vivevano e danzavano
e nella sua testa
la storia fu lesta.

Di dame e cavalieri,
di campagne ed imperi,
di dita artigliate
e terre sognate.

Di mari e di fiumi,
di strani taluni,
di piccole genti
ed altre potenti.

E a scrivere andò
ma presto si trovò
in una terra lontana
di sogni sovrana.

Montagne e colline,
regni e cittadine,
piccoli villaggi
e torri di saggi.

Grandi i regni
di cuori degni,
ed altri invece
di color pece.

Immortali creature
e scelte imperiture,
altri in attesa
d'una lenta discesa.

C'era chi sapeva,
chi si nascondeva,
chi architettava
e chi zappava.

Popoli onesti,
di cuori e gesti,
popoli illuminati
ed altri scordati.

Di tale terra
vide la guerra,
ne narra le gesta
nella sua testa.

Tesse un telaio
in quel vespaio,
d'armi ed amori
di morti e di cuori.

Lui v'è dentro
e ne è il centro,
uno spettatore
eppure l'autore.

E narra di genti
a vivere intenti,
oppure a morire
fra le sue spire.

Narra della pace
persino della brace
d'una pipa accesa
oltre la contesa.

Di uomini racconta
vedendone l'onta,
di sincere verità
ed altre amenità.

Re sconfitti
dai propri editti,
Re raggrinziti
su seggi incarogniti.

Re vincitori
e gelidi onori,
Re dimenticati
o sol sognati.

Vede di soldati
di torbidi alleati,
guerrieri festanti
e fiori bianchi.

Di giovani caduti
di vecchi sopravvissuti,
famiglie spezzate
ed altre sbocciate.

Riporta i canti
ed anche i pianti,
l'orgoglio dei vissuti
i ricordi dei caduti.

Vive fra loro,
riporta il decoro,
le vecchie casate,
le linee spezzate.

Suonano i flauti
in banchetti lauti,
in ampi saloni
grandi prigioni.

Canta il mancato,
dal trono scappato,
fra le ginestre
senza finestre.

Senza confini
con pochi affini,
canta di ere
e vite intere.

Lui ch'è straniero
eppure condottiero,
che è speranza
ma tiene distanza.

E chi l'ha cresciuto
ne conosce il rifiuto,
sovrano mancato
lignaggio disprezzato.

Ed i modi squisiti
dei suoi amici,
da lui diversi
nei miti dispersi.

Son luce stessa
o derivan da essa,
progenie d'un sogno
o d'un bisogno.

Ne scrive al passato
un tempo scordato,
ne scrive al futuro
con modo insicuro.

Ne scrive al presente
in maniera sapiente,
li ha conosciuti
cercati e vissuti.

Vive con loro,
ne riporta il coro,
in balli o feste
o guerre funeste.

Lignaggi interi
ed antichi velieri,
principi e re
e tutti altroché.

Magiche creature,
limpide e pure,
elfi son questi
d'immortali vesti.

Su alberi abbarbicati,
in foreste arroccati,
eterni re
con un perchè.

Con modi squisiti
raccontano i miti,
passati remoti
cui son devoti.

Soldati e artigiani,
vecchi e sovrani,
cantan fra i boschi
di tempi foschi.

E lui ne vive
e poi ne scrive
gli arrangiamenti
ed equipaggiamenti.

Di tiare intrecciate
e gemme rubate,
d’impavide pretese
e grandi contese.

Di sagge previsioni
e grandi riunioni,
di vana arroganza
sin nella danza.

Narra di storie
magnifiche memorie,
di mari e velieri
e poi di sentieri.

E delle foreste
sulle loro teste,
la natura amata
loro alleata.

La loro luce,
la freccia truce,
la luna amata
la spada sguainata.

Esseri antichi,
spiriti sfuggiti
ad un passato
solo cantato.

Ed ecco in più
chi vive laggiù,
sotto la roccia
un fiore che sboccia.

Un fiore argentato,
o forse dorato,
pietre incastonate
a lungo lavorate.

Lì nell’oscurità
intere città,
sotto la terra
sotto la guerra.

Mercanti ed artigiani,
gli strani nani,
lavoran le pietre
in sale tetre.

Immensi saloni
oltre i portoni,
colline preziose
statue sfarzose.

Vive costui
i cunicoli bui,
le immani ricchezze
e le prodezze.

Nani gentili,
nani ostili,
nani bramosi,
nani coraggiosi.

Forti armature,
prodi avventure,
porte incantate
chiavi scordate.

I discendenti
dei primi sapienti,
abili altrochè
da esser re.

Di colline ferrose
di montagne rocciose,
di mirabili miniere
e pessime maniere.

Grandi mangiate
di birra corredate,
grandi i cuori
e sfarzosi onori.

Tuonano martelli,
sfrusciano mantelli,
ed ospite acclamato
ne scrive onorato.

Stupidi bisticci,
grandi pasticci
gemme reclamate
battaglie spietate.

I vicini rinomati
nemici spietati,
fra caverna e natura
una guerra duratura.

Ma lui che vede
un finale concede,
unisce sentieri
di cuori forestieri.

Miniere scintillanti
e foreste brillanti
vivono assieme
il male ed il bene.

Enigmatici stregoni,
vecchi caproni,
al male asserviti,
agli altri riuniti.

Cappelli appuntiti,
oscuri riti,
amicizie coltivate
esistenze ignorate.

Vecchi sapienti,
incantesimi potenti,
enigmatici parolieri
d’eventi forieri.

Alcuni viaggiatori
ed altri osservatori,
alcuni accennati
ed altri disegnati.

Uno bianco uno marrone,
ed un grigio stregone,
e dei due blu
non si sa di più.

E ciò che san loro
fra colline d’alloro,
magari lo sa
ma non lo dirà.

Infine una culla
che il tempo trastulla,
campi coltivati
camini attizzati.

Piccole esistenze,
semplici essenze,
di feste e balli
nelle loro valli.

Dolci vallate
abilmente curate,
accese locande
e buffe scorribande.

Un luogo lontano
da ogni sovrano,
un luogo scolpito
nel tempo smarrito.

Piccole genti
si sorprendenti,
da plasmar la fortuna
persino della luna.

Ed ecco la Contea
nata dall’idea,
dall’autore osservata
da sé generata.

Popolo ozioso,
si prezioso
in questa terra
mossa dalla guerra.

Campi coltivati,
usci immacolati,
locande festanti
cieli sognanti.

E la semplicità
di tale realtà,
come una coperta
semplicemente offerta.

Qualcosa di buono
un immenso dono,
per un mondo
che vira al fondo.

Una pipa attizzata,
una birra spillata,
e mai avventure
per queste creature.

Ma il mago arrivò
ed uno spintonò
fuori dall’uscio
dal suo guscio.

La dolce assenza
di tale dipendenza,
ed una vita
d’ignoranza addolcita.

L’Hobbit in un buco,
per voi traduco
diede gli albori
agli altri signori.

Di elfi e nani
e tutti gli umani,
delle loro ricchezze
ed altre prodezze.

Tutto li fiorisce
tutto si riunisce,
nella semplicità
senza oscurità.

E lo scrittore
gran viaggiatore,
con loro crea
la bella Contea.

Da li le foreste
e tutte le feste,
grotte e miniere
e terre straniere.

Ampi saloni
maghi e bastoni,
teste coronate
ed altre scordate.

Intrichi ed onori
albe e timori,
tutto nato
dall’Hobbit sognato.

By Aries.

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