Questo è un po' il punto d'incontro fra una cornice naturale che mi ha dato l'incipit e Tolkien. C'è un po' di lui anche qui.
Nelle acque
agitate
del corso
gelate,
s'alternano
vite
altrimenti
smarrite.
S'allunga
la radice,
come una
pittrice
intinge il
pennello,
il giovane
alberello.
S'attinge
nel rivo
rapido e
schivo,
attraversa
la sponda
lieve e
profonda.
Attinge
alla preziosa
infida ed
ambiziosa
e poi li
vicino
getta un
semino.
Ed ecco un
figlio,
li nel
vermiglio
di fonte
cheta
falsa
mansueta.
Dovrà
sbrigarsi
rapido
fortificarsi
dalla terra
sbucare,
in fretta
germogliare.
Da piccola
noce
crescer
veloce
ella dovrà
oppur
perirà.
Accrescer
le fronde,
conoscere
le onde
e poi la
corrente
docile e
fetente.
Ben
radicarsi
nei dì
arsi,
in quelli
di piena
primaria
altalena.
Coi propri
rami
crear
legami,
su cui
ospitare
chi ha da
sbocciare.
Godere del
flusso
Signore
indiscusso,
temere la
collera
di chi
tutto tollera.
Donare la
pace
al cervo
audace,
accoglier
l'uccellino
soave
canterino.
Allungarsi
lui stesso
a quel
riflesso,
vedersi
maestoso
chinato
all'impetuoso.
Resistere
al vento
gonfia
portento,
il placido
fiume
d'ira e
volume.
Protegger
coloro
trovan
ristoro,
sulla sua
foglia
che mai
imbroglia.
Scavare la
terra
anche se in
guerra,
al limpido
protendersi
e mai
arrendersi.
Esser
fecondo
per quel
mondo,
gettare un
semino
e fargli un
inchino.
Viver sul
torrente
ed esser
paziente,
diventar
suo alleato
in questo
creato.
Quando Lui
arriverà
e tutto
vorrà
dapprima
tagliare
e poi
bruciare.
Ed allora
dovranno
scender
dallo scranno,
Albero e
Torrente
ed esser
inclemente.
By Aries
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