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lunedì 4 maggio 2020

Noce e Rivo


Questo è un po' il punto d'incontro fra una cornice naturale che mi ha dato l'incipit e Tolkien. C'è un po' di lui anche qui.




Nelle acque agitate
del corso gelate,
s'alternano vite
altrimenti smarrite.

S'allunga la radice,
come una pittrice
intinge il pennello,
il giovane alberello.

S'attinge nel rivo
rapido e schivo,
attraversa la sponda
lieve e profonda.

Attinge alla preziosa
infida ed ambiziosa
e poi li vicino
getta un semino.

Ed ecco un figlio,
li nel vermiglio
di fonte cheta
falsa mansueta.

Dovrà sbrigarsi
rapido fortificarsi
dalla terra sbucare,
in fretta germogliare.

Da piccola noce
crescer veloce
ella dovrà
oppur perirà.

Accrescer le fronde,
conoscere le onde
e poi la corrente
docile e fetente.

Ben radicarsi
nei dì arsi,
in quelli di piena
primaria altalena.

Coi propri rami
crear legami,
su cui ospitare
chi ha da sbocciare.

Godere del flusso
Signore indiscusso,
temere la collera
di chi tutto tollera.

Donare la pace
al cervo audace,
accoglier l'uccellino
soave canterino.

Allungarsi lui stesso
a quel riflesso,
vedersi maestoso
chinato all'impetuoso.

Resistere al vento
gonfia portento,
il placido fiume
d'ira e volume.

Protegger coloro
trovan ristoro,
sulla sua foglia
che mai imbroglia.

Scavare la terra
anche se in guerra,
al limpido protendersi
e mai arrendersi.

Esser fecondo
per quel mondo,
gettare un semino
e fargli un inchino.

Viver sul torrente
ed esser paziente,
diventar suo alleato
in questo creato.

Quando Lui arriverà
e tutto vorrà
dapprima tagliare
e poi bruciare.

Ed allora dovranno
scender dallo scranno,
Albero e Torrente
ed esser inclemente.



By Aries

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