Balugina
la luce
l’edera
seduce,
e poi il
bosco
oltre il
fosco.
Ride il
vento
il suo
scontento,
scuote
l’arbusto
senza
trambusto.
Asserve
il velo
e veste
il cielo,
ora
morigerato
ora
scapigliato.
Teso il
fiore
col suo
clamore,
verso le
velature
sfrenate
ed impure.
Stretto
il germoglio
come
allo scoglio,
quando
scontento
borbotta
il vento.
Trema il
frutto
al tuono
farabutto,
s’alza
e gorgoglia
l’anima
spoglia.
Saetta
la lampa
il buio
avvampa,
là
sulla fronda
che si
fa bionda.
Poi la
pioggia
in terra
sfoggia
un lieve
sgocciolio
in quel
crepitio.
E sbatte
infausta
la
foglia esausta,
stretta
al rametto
abile
cadetto.
Cigola e
piega
giammai
rinnega
quel
fortunale
ormai
brutale.
Sferza
la pietra
che non
arretra,
scura la
rende
come
leggende.
Del suo
acume
gonfia
il fiume,
si
sveglia impigrito
con un
ruggito.
Sferza e
sbatte
l’anime
distratte,
avvampa
ed inonda
la paura
profonda.
Nella
sua alcova
cresce e
giova
s’aizza
e si cheta
la terra
allieta.
A tal
punto
l’etere
smunto
s’allampa
di stelle
floride
ancelle.
E nella
pozza
chi
ancor singhiozza
vede la
bellezza
lasciata
dalla brezza.
Un
pallido riflesso
vede lui
stesso,
il bel
cielo
oltre il
velo.
By Aries