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martedì 5 maggio 2020

Il velo

Oggi pioveva ed ho buttato giù questo.


Balugina la luce
l’edera seduce,
e poi il bosco
oltre il fosco.

Ride il vento
il suo scontento,
scuote l’arbusto
senza trambusto.

Asserve il velo
e veste il cielo,
ora morigerato
ora scapigliato.

Teso il fiore
col suo clamore,
verso le velature
sfrenate ed impure.

Stretto il germoglio
come allo scoglio,
quando scontento
borbotta il vento.

Trema il frutto
al tuono farabutto,
s’alza e gorgoglia
l’anima spoglia.

Saetta la lampa
il buio avvampa,
là sulla fronda
che si fa bionda.

Poi la pioggia
in terra sfoggia
un lieve sgocciolio
in quel crepitio.

E sbatte infausta
la foglia esausta,
stretta al rametto
abile cadetto.

Cigola e piega
giammai rinnega
quel fortunale
ormai brutale.

Sferza la pietra
che non arretra,
scura la rende
come leggende.

Del suo acume
gonfia il fiume,
si sveglia impigrito
con un ruggito.

Sferza e sbatte
l’anime distratte,
avvampa ed inonda
la paura profonda.

Nella sua alcova
cresce e giova
s’aizza e si cheta
la terra allieta.

A tal punto
l’etere smunto
s’allampa di stelle
floride ancelle.

E nella pozza
chi ancor singhiozza
vede la bellezza
lasciata dalla brezza.

Un pallido riflesso
vede lui stesso,
il bel cielo
oltre il velo.

By Aries

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