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giovedì 13 agosto 2020

The Monsters Circus - Brè Edizioni

 Mi prendo un attimo per parlarvi di "The monsters Circus".

( Dal libro )

C’era una volta
una storia capovolta,
dei mostri parlava
e non li vessava.

Voi direte: che falsità,
invero è la verità.

Il circo c’è ancora
né andrà in malora,
immantinente lo saprete
e non ditelo al prete.

Divertiva grandi e piccini,
con giochi e palloncini,
e se erano viziati,
capricciosi o maleducati,
il circo perdeva i propri affanni
niente più fili niente più inganni.

E così la notte incombeva
sul circo che nessuno vedeva.

"The Monsters Circus", è un racconto in forma di filastrocca, adatto ad adulti sognanti e bambini che non hanno paura dei mostri. Si, perchè come si evince dal titolo parla proprio di loro: dei mostri. Mostri con segreti, mostri del circo. Ma chi sono i mostri? Cosa sono i mostri? William non lo sa, William è un dottore, crede ai suoi morbi ed alla sua medicina, cui si dedica anima e corpo. Vi si dedica così tanto che dimentica chi è, in favore di cosa è. E saranno proprio questi temibili mostri a ricordarglielo. Fra loro una in particolare, la Diva, metà buona, metà cattiva. Una donna, ma solo per metà. Una creatura che potrebbe essere dentro ognuno di noi. Una creatura che imparerà ad accettarsi grazie al Dottore e che insegnerà al Dottore che ad esser diversi non si fa orto a nessuno.

Scritta in rima baciata, composta in versi con amore e fatica, "The Monsters Circus" vorrebbe aiutare a riflettere sul rispetto e la diversità. Nessuno è uguale a nessun altro. In questo mondo frenetico spesso scordiamo chi siamo in favore di cosa siamo, spesso giudichiamo gli altri, spesso il nostro egoismo ci tappa gli occhi e spesso prendiamo la via più rapida, ma meno giusta, per giungere ad un risultato. "The Monsters Circus" vorrebbe raccontare tutto questo, senza pretese, in un mondo fiabesco, un po' dark, un po' horror, un po' fantasy. Un mondo che forse è dentro ognuno di noi.

Pubblicato da Brè Edizioni ( Grazie👏 ) di Silvia Ripà

Se vi fa piacere acquistarlo potrete trovarlo su amazon al link seguente in formato cartaceo al prezzo di 13€ oppure in formato Ebook al prezzo di soli 2.99€


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Sono assolutamente gradite critiche e recensioni varie. in fondo è la prima volta, per me e per i miei mostri.

#breedizioni #filastrocca #horror #dark #fantasy #ioamoleggere

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martedì 11 agosto 2020

The Monsters Circus

 Buongiorno ai lettori. Oggi ritaglio un po' di spazio fra una filastrocca e l'altra, per parlavi della mia più grande soddisfazione: il mio libro.


Nato per caso, cresciuto per hobby, The Monsters Circus da oggi è realtà. Pubblicato da Brè Edizioni, la mia filastrocca di circa 300 pagine è davvero un libro. Stento a crederci? Assolutamente si. 

Ha una copertina, una bio, una sinossi...insomma esiste davvero, in formato cartaceo o ebook. E voi non credo possiate quantificare quanto io ne sia felice, orgogliosa, intimidita e scioccata. Per me è un sogno dal quale mi sveglierò, un sogno meraviglioso e un poco incerto, dal quale prima o poi tornerò alla realtà. Invece non è così. The Monsters Circus esiste davvero, chiunque lo può leggere, chiunque lo può giudicare, chiunque lo può sfogliare. 

Ed è incredibile.


In questo stato d'incredulità vi lascio la sinossi, così come la potrete trovare su amazon al link:

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William è il Dottore di un fantomatico paese che potrebbe essere il vostro. Abituato a essere qualcosa, vive la propria vita dimenticando di essere qualcuno. L’arrivo in paese del circo porta in lui uno sconvolgimento, è affascinato da una mitologica figura, la Diva, metà donna e metà mostro, una moderna arpia, affascinante quanto pericolosa, anche perché doppia: sono due donne racchiuse in una. Costei cela un segreto e da quel momento William non si dà pace fino a che non lo svelerà. Nel frattempo si accorge di una tremenda affinità con queste figure del circo, comprende come siamo più mostri che animali. Il Dottore, abituato ad approcciarsi con pazienti e malattie, scopre presto che in quella loro diversità non c’è nulla di anomalo, ma che anzi, lui ne è parte! E insegnerà che a esser diversi non si fa torto a nessuno, e si può scoprire un mondo fantastico che affascinerà anche voi. Benvenuti al circo! Anche se dei mostri! (Tenetevi stretti i vostri bambini)

Io, ancora, non ci credo.


martedì 5 maggio 2020

Il velo

Oggi pioveva ed ho buttato giù questo.


Balugina la luce
l’edera seduce,
e poi il bosco
oltre il fosco.

Ride il vento
il suo scontento,
scuote l’arbusto
senza trambusto.

Asserve il velo
e veste il cielo,
ora morigerato
ora scapigliato.

Teso il fiore
col suo clamore,
verso le velature
sfrenate ed impure.

Stretto il germoglio
come allo scoglio,
quando scontento
borbotta il vento.

Trema il frutto
al tuono farabutto,
s’alza e gorgoglia
l’anima spoglia.

Saetta la lampa
il buio avvampa,
là sulla fronda
che si fa bionda.

Poi la pioggia
in terra sfoggia
un lieve sgocciolio
in quel crepitio.

E sbatte infausta
la foglia esausta,
stretta al rametto
abile cadetto.

Cigola e piega
giammai rinnega
quel fortunale
ormai brutale.

Sferza la pietra
che non arretra,
scura la rende
come leggende.

Del suo acume
gonfia il fiume,
si sveglia impigrito
con un ruggito.

Sferza e sbatte
l’anime distratte,
avvampa ed inonda
la paura profonda.

Nella sua alcova
cresce e giova
s’aizza e si cheta
la terra allieta.

A tal punto
l’etere smunto
s’allampa di stelle
floride ancelle.

E nella pozza
chi ancor singhiozza
vede la bellezza
lasciata dalla brezza.

Un pallido riflesso
vede lui stesso,
il bel cielo
oltre il velo.

By Aries

lunedì 4 maggio 2020

Noce e Rivo


Questo è un po' il punto d'incontro fra una cornice naturale che mi ha dato l'incipit e Tolkien. C'è un po' di lui anche qui.




Nelle acque agitate
del corso gelate,
s'alternano vite
altrimenti smarrite.

S'allunga la radice,
come una pittrice
intinge il pennello,
il giovane alberello.

S'attinge nel rivo
rapido e schivo,
attraversa la sponda
lieve e profonda.

Attinge alla preziosa
infida ed ambiziosa
e poi li vicino
getta un semino.

Ed ecco un figlio,
li nel vermiglio
di fonte cheta
falsa mansueta.

Dovrà sbrigarsi
rapido fortificarsi
dalla terra sbucare,
in fretta germogliare.

Da piccola noce
crescer veloce
ella dovrà
oppur perirà.

Accrescer le fronde,
conoscere le onde
e poi la corrente
docile e fetente.

Ben radicarsi
nei dì arsi,
in quelli di piena
primaria altalena.

Coi propri rami
crear legami,
su cui ospitare
chi ha da sbocciare.

Godere del flusso
Signore indiscusso,
temere la collera
di chi tutto tollera.

Donare la pace
al cervo audace,
accoglier l'uccellino
soave canterino.

Allungarsi lui stesso
a quel riflesso,
vedersi maestoso
chinato all'impetuoso.

Resistere al vento
gonfia portento,
il placido fiume
d'ira e volume.

Protegger coloro
trovan ristoro,
sulla sua foglia
che mai imbroglia.

Scavare la terra
anche se in guerra,
al limpido protendersi
e mai arrendersi.

Esser fecondo
per quel mondo,
gettare un semino
e fargli un inchino.

Viver sul torrente
ed esser paziente,
diventar suo alleato
in questo creato.

Quando Lui arriverà
e tutto vorrà
dapprima tagliare
e poi bruciare.

Ed allora dovranno
scender dallo scranno,
Albero e Torrente
ed esser inclemente.



By Aries

giovedì 30 aprile 2020

La Terra di Mezzo

Non ha un titolo, è solo un piccolo omaggio a Tolkien ed al suo genio scritto da me in un paio di giorni oziosi.



Nella mente assorta
in una terra distorta
tanto tempo fa
nacque una novità.

Popoli pullulavano,
vivevano e danzavano
e nella sua testa
la storia fu lesta.

Di dame e cavalieri,
di campagne ed imperi,
di dita artigliate
e terre sognate.

Di mari e di fiumi,
di strani taluni,
di piccole genti
ed altre potenti.

E a scrivere andò
ma presto si trovò
in una terra lontana
di sogni sovrana.

Montagne e colline,
regni e cittadine,
piccoli villaggi
e torri di saggi.

Grandi i regni
di cuori degni,
ed altri invece
di color pece.

Immortali creature
e scelte imperiture,
altri in attesa
d'una lenta discesa.

C'era chi sapeva,
chi si nascondeva,
chi architettava
e chi zappava.

Popoli onesti,
di cuori e gesti,
popoli illuminati
ed altri scordati.

Di tale terra
vide la guerra,
ne narra le gesta
nella sua testa.

Tesse un telaio
in quel vespaio,
d'armi ed amori
di morti e di cuori.

Lui v'è dentro
e ne è il centro,
uno spettatore
eppure l'autore.

E narra di genti
a vivere intenti,
oppure a morire
fra le sue spire.

Narra della pace
persino della brace
d'una pipa accesa
oltre la contesa.

Di uomini racconta
vedendone l'onta,
di sincere verità
ed altre amenità.

Re sconfitti
dai propri editti,
Re raggrinziti
su seggi incarogniti.

Re vincitori
e gelidi onori,
Re dimenticati
o sol sognati.

Vede di soldati
di torbidi alleati,
guerrieri festanti
e fiori bianchi.

Di giovani caduti
di vecchi sopravvissuti,
famiglie spezzate
ed altre sbocciate.

Riporta i canti
ed anche i pianti,
l'orgoglio dei vissuti
i ricordi dei caduti.

Vive fra loro,
riporta il decoro,
le vecchie casate,
le linee spezzate.

Suonano i flauti
in banchetti lauti,
in ampi saloni
grandi prigioni.

Canta il mancato,
dal trono scappato,
fra le ginestre
senza finestre.

Senza confini
con pochi affini,
canta di ere
e vite intere.

Lui ch'è straniero
eppure condottiero,
che è speranza
ma tiene distanza.

E chi l'ha cresciuto
ne conosce il rifiuto,
sovrano mancato
lignaggio disprezzato.

Ed i modi squisiti
dei suoi amici,
da lui diversi
nei miti dispersi.

Son luce stessa
o derivan da essa,
progenie d'un sogno
o d'un bisogno.

Ne scrive al passato
un tempo scordato,
ne scrive al futuro
con modo insicuro.

Ne scrive al presente
in maniera sapiente,
li ha conosciuti
cercati e vissuti.

Vive con loro,
ne riporta il coro,
in balli o feste
o guerre funeste.

Lignaggi interi
ed antichi velieri,
principi e re
e tutti altroché.

Magiche creature,
limpide e pure,
elfi son questi
d'immortali vesti.

Su alberi abbarbicati,
in foreste arroccati,
eterni re
con un perchè.

Con modi squisiti
raccontano i miti,
passati remoti
cui son devoti.

Soldati e artigiani,
vecchi e sovrani,
cantan fra i boschi
di tempi foschi.

E lui ne vive
e poi ne scrive
gli arrangiamenti
ed equipaggiamenti.

Di tiare intrecciate
e gemme rubate,
d’impavide pretese
e grandi contese.

Di sagge previsioni
e grandi riunioni,
di vana arroganza
sin nella danza.

Narra di storie
magnifiche memorie,
di mari e velieri
e poi di sentieri.

E delle foreste
sulle loro teste,
la natura amata
loro alleata.

La loro luce,
la freccia truce,
la luna amata
la spada sguainata.

Esseri antichi,
spiriti sfuggiti
ad un passato
solo cantato.

Ed ecco in più
chi vive laggiù,
sotto la roccia
un fiore che sboccia.

Un fiore argentato,
o forse dorato,
pietre incastonate
a lungo lavorate.

Lì nell’oscurità
intere città,
sotto la terra
sotto la guerra.

Mercanti ed artigiani,
gli strani nani,
lavoran le pietre
in sale tetre.

Immensi saloni
oltre i portoni,
colline preziose
statue sfarzose.

Vive costui
i cunicoli bui,
le immani ricchezze
e le prodezze.

Nani gentili,
nani ostili,
nani bramosi,
nani coraggiosi.

Forti armature,
prodi avventure,
porte incantate
chiavi scordate.

I discendenti
dei primi sapienti,
abili altrochè
da esser re.

Di colline ferrose
di montagne rocciose,
di mirabili miniere
e pessime maniere.

Grandi mangiate
di birra corredate,
grandi i cuori
e sfarzosi onori.

Tuonano martelli,
sfrusciano mantelli,
ed ospite acclamato
ne scrive onorato.

Stupidi bisticci,
grandi pasticci
gemme reclamate
battaglie spietate.

I vicini rinomati
nemici spietati,
fra caverna e natura
una guerra duratura.

Ma lui che vede
un finale concede,
unisce sentieri
di cuori forestieri.

Miniere scintillanti
e foreste brillanti
vivono assieme
il male ed il bene.

Enigmatici stregoni,
vecchi caproni,
al male asserviti,
agli altri riuniti.

Cappelli appuntiti,
oscuri riti,
amicizie coltivate
esistenze ignorate.

Vecchi sapienti,
incantesimi potenti,
enigmatici parolieri
d’eventi forieri.

Alcuni viaggiatori
ed altri osservatori,
alcuni accennati
ed altri disegnati.

Uno bianco uno marrone,
ed un grigio stregone,
e dei due blu
non si sa di più.

E ciò che san loro
fra colline d’alloro,
magari lo sa
ma non lo dirà.

Infine una culla
che il tempo trastulla,
campi coltivati
camini attizzati.

Piccole esistenze,
semplici essenze,
di feste e balli
nelle loro valli.

Dolci vallate
abilmente curate,
accese locande
e buffe scorribande.

Un luogo lontano
da ogni sovrano,
un luogo scolpito
nel tempo smarrito.

Piccole genti
si sorprendenti,
da plasmar la fortuna
persino della luna.

Ed ecco la Contea
nata dall’idea,
dall’autore osservata
da sé generata.

Popolo ozioso,
si prezioso
in questa terra
mossa dalla guerra.

Campi coltivati,
usci immacolati,
locande festanti
cieli sognanti.

E la semplicità
di tale realtà,
come una coperta
semplicemente offerta.

Qualcosa di buono
un immenso dono,
per un mondo
che vira al fondo.

Una pipa attizzata,
una birra spillata,
e mai avventure
per queste creature.

Ma il mago arrivò
ed uno spintonò
fuori dall’uscio
dal suo guscio.

La dolce assenza
di tale dipendenza,
ed una vita
d’ignoranza addolcita.

L’Hobbit in un buco,
per voi traduco
diede gli albori
agli altri signori.

Di elfi e nani
e tutti gli umani,
delle loro ricchezze
ed altre prodezze.

Tutto li fiorisce
tutto si riunisce,
nella semplicità
senza oscurità.

E lo scrittore
gran viaggiatore,
con loro crea
la bella Contea.

Da li le foreste
e tutte le feste,
grotte e miniere
e terre straniere.

Ampi saloni
maghi e bastoni,
teste coronate
ed altre scordate.

Intrichi ed onori
albe e timori,
tutto nato
dall’Hobbit sognato.

By Aries.